Diario 2

Diario seconda parte

Abbiamo iniziato il secondo giorno di missione o “Giornata medica di solidarietà” in cui sono state eseguite visite mediche specialistiche e distribuiti gratuitamente dei farmaci prescritti.
Viaggiando verso Tiro, il primo campo profughi che ci aspettava era “Mokhayam Al-Bass”: qui abbiamo visitato la farmacia principale rendendo ogni tipo di medicinale e prescrizione gratuita.
Abbiamo avuto l’opportunità di parlare con una signora anziana che non ha esitato a raccontarci la sua storia personale: ci ha spiegato che è entrata nel campo profughi quando era ancora bambina, e che non aveva molti ricordi. Ci ha detto che, con il passare degli anni, i suoi figli più grandi l’hanno abbandonata, lasciandola sola. Le ho chiesto se si ricordasse qualcosa della Palestina: lei mi ha detto che spera che possa arrivare il giorno in cui tornare a camminare tra le sue strade e sentire i suoi odori, come quando era bambina, insieme ai suoi genitori e famiglia.
Ci siamo poi avviati verso “Mokhayam Al-Rashidiyye”, che è il campo profughi più grande della provincia di Tiro, e quindi quello più vicino alla Palestina. Anche qui, abbiamo fatto diretta consegna di farmaci e medicinali, trasformando il posto in un mini ambulatorio; nel frattempo, abbiamo incontrato una signora anziana in cerca di medicine, che poi abbiamo intervistato: ci ha raccontato come ha passato la maggior parte della sua vita nel campo e delle difficoltà quotidiane in mezzo alla povertà e all’ingiustizia che li circonda e che hanno dovuto affrontare con il passare degli anni.
Abbiamo visitato una delle case del campo, diversa dalle altre: era abbandonata, distrutta, lasciata cadere a pezzi, ma soprattutto, allagata e con gran parte del pavimento inesistente. Si trovava esattamente sopra il mare, che appunto, ha causato la distruzione dell’immobile.
Ci siamo poi avviati verso la terza tappa, nel campo profughi Al-Qasimiye, in cui ci ha accolti una famiglia che abbiamo avuto l’opportunità di conoscere; successivamente ci siamo spostati sotto un tendone in cui ci aspettavano molti abitanti congelati dal freddo. Anche qui ci siamo presentati e abbiamo spiegato il nostro progetto, concludendo il tutto con le consegne dei pacchi viveri.
Come quarta ed ultima tappa abbiamo concluso la giornata con la visita a Tajammo’ Al-Wasta, in cui, equamente, abbiamo consegnato l’ultima quantità di pacchi viveri.
Il terzo giorno abbiamo iniziato la giornata dirigendoci al “Mokhayam Miye u Miye”: l’entrata in questo campo è stata una cosa abbastanza complicata, con molti problemi, tra cui controlli. Dopo quasi un’ora in cui ci hanno lasciati ad aspettare, e con i soldati che circondavano la nostra auto, hanno fatto un controllo dei passaporti e preso i nostri dati; dopodiché ci hanno lasciati accedere e abbiamo finalmente potuto incontrare i residenti e distribuire i pacchi viveri.
In seguito abbiamo girato per il campo, passando però da aree in cui era vietata ogni tipo di foto o video. La nostra guida ci ha anche spiegato che alcune delle case che ci circondavano erano state costruite molti anni fa, solamente nella parte esterna, senza che fossero costruite veramente all’interno – questo per dare l’impressione a chiunque venga da fuori che ci siano le case e ci sia posto per ogni abitante.
    
La seconda tappa del giorno era il “Mokhayam Ain Al-Hilwe”: questo campo ci aveva lasciato un segno nel cuore, nel nostro precedente viaggio, questa volta, però, siamo stati ostacolati dalla forte pioggia che ha causato molte difficoltà. Siamo, tuttavia, riusciti a rivolgerci agli abitanti, riuniti in un salone, e spiegando loro il resto del nostro programma: abbiamo anche qui cominciato con la distribuzione dei pacchi viveri, e proseguito con la visita ad un altro fruttivendolo presente nel campo. Mentre preparavamo tutto all’interno del negozio, ci siamo spostati in un altra sala, in cui ci aspettavano due tavoli pieni di cibo. Abbiamo consegnato  i prodotti personalmente alle donne, agli uomini, agli anziani e ai bambini, rendendoci sempre più fieri e soddisfatti del lavoro che stavamo facendo.
Al termine di ciò, la pioggia si era calmata, e ci siamo di nuovo recati dal negozio del fruttivendolo, che ci stava aspettando. Abbiamo quindi accolto ogni abitante, riempiendo il locale in un batter d’occhio. Abbiamo visto la felicità e la gioia negli occhi di ogni persona.
Ed eccoci arrivati al quarto ed ultimo giorno, giovedì 9 gennaio. La nostra destinazione del giorno è stata “Al-Beqaa”.
Come d’abitudine, ci siamo presentati nella sala allestita per accoglierci, e successivamente abbiamo iniziato la consegna del gasolio e la distribuzione di sacchi pieni di abiti per tutti.
Poi, ci siamo diretti verso l’ultima destinazione di questa missione umanitaria invernale 2019/2020 Al Wafaa: “Mokhayam Barr Elias”.
Questo campo era quello più differente di tutti, sia di aspetto che emotivamente. Qui le “case” non esistono: esistono rifugi chiamati “tende” dentro le quali vivono in pessime condizioni famiglie di numerose persone, affrontando la vita ardua e complicata, ogni giorno.
     
     
Abbiamo distribuito gasolio per stufe e coperte, per aiutarli ad affrontare questo gelido inverno del gennaio 2020.
Tre anni fa, nella stessa missione invernale, avevamo conosciuto diverse persone, ed in particolare un gruppo di bambini, con i quali, dopo averci giocato e passato un po’ di tempo, al termine di quella giornata avevamo deciso di fare una foto. In questa occasione abbiamo sperato di incontrare di nuovo gli stessi bambini mostrando quella foto a tutti i piccoli del campo. Piano piano, infatti, abbiamo cominciato a notare visi familiari, che, a loro volta, ci riconoscevano. Così abbiamo chiesto di radunare tutti i piccoli a cui avevamo fatto la foto.
Siamo stati felici di averli rivisti e abbracciati uno ad uno, cresciuti e con un cuore ancora più tenero: stavolta però, abbiamo deciso di intervistarli. Ognuno di loro si è presentato dicendoci il nome e l’età, e abbiamo proceduto con le domande sulla loro vita, sull’arrivo nel campo e se, dopo tutto quello che hanno passato, hanno la possibilità di andare a scuola: una ragazzina ci ha commossi raccontandoci che vive sola con suo padre, poiché sua madre è morta; mi ha poi detto che né lei né i suoi fratelli vanno a scuola. Abbiamo notato la tristezza nei suoi occhi e abbiamo deciso di continuare con i giochi, poiché così si vedeva la felicità che risaltava dai loro cuori, e tra tutti i sorrisi e le risate che ci circondavano, capivo sempre di più quanto questi bambini sono stati deprivati della loro infanzia per colpa della guerra.