E’ TERMINATO IL PROGETTO DISTRIBUZIONE PACCHI VIVERI NEL MESE DI FEBBRAIO 2020

E’ TERMINATO IL PROGETTO DISTRIBUZIONE PACCHI VIVERI NEL MESE DI FEBBRAIO 2020

 

“…Una goccia non fa l’oceano, ma se quella goccia non ci fosse, all’oceano mancherebbe”.

Madre Teresa di Calcutta.

 

PERCHÉ’ A GERUSALEMME?

Almeno 34 persone sono state uccise, tra cui tre donne e otto minori, e più di 80 ferite, negli ultimi raid aerei effettuati dall’aeronautica di Israele sulla Striscia di Gaza, verso la fine del 2019. Inoltre, sarebbero almeno 48 le abitazioni palestinesi danneggiate, alcune delle quali completamente distrutte, senza considerare le 686 operazioni di demolizione nei Territori palestinesi nel 2019, delle quali 300 sono state eseguite solo a Gerusalemme.

     

     

Inoltre, nella valle del Giordano le forze israeliane hanno distrutto le tubature che forniscono acqua alla zona di al-Shunah del villaggio di al-Jiftlik, a nord di Gerico. I palestinesi sono costretti a installare un connettore alle principali linee israeliane che forniscono tra i 400 e i 700 metri cubi di acqua sotterranea palestinese all’ora agli insediamenti coloniali illegali. Questo è l’unico modo in cui i palestinesi sono in grado di portare acqua nelle loro case, colture e bestiame, mentre Israele vieta loro di installare le proprie tubature dell’acqua.

L’ultima triste vicenda che raccontiamo riguarda una storia di “occupazione”, come se ne sentono ormai da troppo tempo, ed è proprio questo che dovrebbe far riflettere…

Malek, di 9 anni, è il nome di uno dei tanti minori (e non) che subiscono attacchi e abusi di potere dalle milizie israeliane: ha perso un occhio per colpa di un proiettile di gomma, sparatogli addosso da un agente di polizia israeliano, durante un’incursione per un arresto da parte delle forze israeliane nella città palestinese di al-Issawiya, a Gerusalemme est.

Nonostante diversi interventi chirurgici, i medici non sono stati in grado di salvare l’occhio sinistro di Malek e quindi hanno dovuto rimuoverlo. La preoccupazione che Malek potesse aver subito un danno cerebrale sono state fugate, per fortuna, riferisce suo padre Wael Issa.

La sparatoria non è stata un incidente isolato, e il padre afferma che Malek è l’undicesimo minore di Issawiya a perdere un occhio a causa di un proiettile di gomma.

Dalla scorsa estate, Issawiya è il luogo con più pattugliamenti di polizia e con più arresti, con oltre 700 persone arrestate e un giovane ucciso. Un giro per il villaggio rivela molti condomini dotati di tapparelle nuove, non per motivi estetici o perché le persone hanno soldi da spendere, ma per proteggersi dai proiettili vaganti, afferma il leader della comunità, Mohammed Abu-Hummos.

Aviv Tatarsky, un assistente ricercatore di una Ong che opera a Gerusalemme est, che segue la situazione di Issawiya in collaborazione con residenti palestinesi locali, spiega che dal giugno 2019 nella città si assiste a “uno sconvolgimento piuttosto grave, provocato dalla polizia, della libertà di movimento e della sicurezza degli abitanti”. Inoltre, sostiene che l’immagine di Issawiya come focolaio di violenza è più frutto dell’immaginazione israeliana che altro. “Se si cercano attacchi o gruppi attivi ad Issawiya, non se ne trova nessuno. È molto indicativo che la polizia non sia stata in grado di evidenziare alcun singolo evento o serie di eventi che avessero provocato i suoi attacchi”.

Tutto ciò può essere letto come una sorta di Apartheid palestinese, simile a quello già tristemente visto in Sudafrica; la situazione, già dapprima compromessa a livello economico, ma soprattutto umanitario, che vede ogni giorno violare i diritti umani da parte dello stato di Israele nei confronti di quel che resta dello stato della Palestina, non deve passare inosservato.

Noi di ABSPP ONLUS siamo in prima linea nell’assistenza al nostro Paese, e cerchiamo di dare un sostegno concreto al popolo della Cisgiordania e di Gaza, cooperando con associazioni locali e attraverso progetti umanitari da noi avviati, per stimolare il precario contesto in cui vivono i palestinesi. Ci impegniamo, ogni giorno e in ogni modo, a garantire la sopravvivenza dei nostri connazionali, raccogliendo fondi da destinare alle nostre numerose missioni.

    

 

   

L’ultima campagna di solidarietà che abbiamo intrapreso riguarda i residenti palestinesi a Gerusalemme: abbiamo distribuito pacchi viveri, contenenti beni di prima necessità, contro “l’embargo” da parte di Israele. Ogni pacco ha il valore economico di 50 euro, e ne sono stati donati 250 alle famiglie che vivono in uno stato precario e di estrema povertà.

Ci rivolgiamo dunque a voi, per poter continuare questo nostro impegno nei confronti della popolazione impoverita che risiede nei Territori palestinesi: basta una semplice donazione per poter contribuire a migliorare la loro vita.